Few Frames con Sarah Blard
COLORE IMPREVEDIBILE
È stato davvero un onore essere scoperti da Sarah 2 anni fa. All’inizio siamo rimasti un po’ sorpresi dal suo uso del colore e, dato che eravamo così concentrati sul “perfezionamento del colore” per la maggior parte dei fotografi, temevamo che non ottenesse i risultati desiderati dalla sua pellicola… accidenti, ci sbagliavamo di grosso! Dopo un po’ abbiamo capito cosa stava succedendo davvero ed è stato un vero piacere lavorare su immagini in cui il colore è il vero protagonista del soggetto.
Siamo costantemente circondati dal colore, che spesso viene usato per esaltare il soggetto desiderato, ma nel caso di Sarah le cose si capovolgono: il soggetto diventa quasi un filo conduttore per immergerci in una tavolozza di colori onirica che ci spinge a chiederci se ciò che vediamo sia reale o meno e, cosa ancora più importante, conta davvero se lo sia?
Usando i difetti dell’analogico a suo vantaggio per delineare la sua narrazione, volevamo davvero presentare il lavoro di Sarah all’inizio dell’anno per partire con un altro punto di vista, qualcosa di diverso da quello a cui siamo abituati. Qualcosa che ci ricordi che ci sono molti modi di usare la fotografia analogica per vedere il mondo e che, specialmente in questo campo, non esiste un unico modo “corretto” di viverla.
È sempre bello iniziare sognando 🙂
Nelle sue parole:
“Sono sempre stata ispirata dal colore, dall’immaginazione, dalla natura, dall’insolito, ma alcuni luoghi che ho visitato hanno influenzato profondamente il mio lavoro.
Il mio intero approccio alla fotografia è cambiato qualche anno fa mentre scalavo il vulcano Stromboli. Mi trovavo in un momento particolare della mia vita e sono rimasta folgorata dalla forza minacciosa di questo gigante avvolto nell’oscurità e da quanto poco riuscissimo a vedere di “lui”. Sembrava di essere piccoli ballerini nel buio, nelle mani di questo grande mostro che urlava fumo rosato e che in qualche modo ci attirava a “sé”. Da quel momento in poi, la mia ispirazione è diventata la sottile linea tra il reale e l’irreale, le variazioni del subconscio, l’immaginario, il misterioso e le fluttuazioni del tempo e della natura.
Ho anche vissuto in Australia per un po’ e sono rimasta incantata dalla sua natura selvaggia. Ho sempre amato il senso di imprevedibilità della natura e i sentimenti contrastanti che evoca in me. Mi sento eccitata e ipnotizzata, ma anche esausta e spinta fuori dalla mia zona di comfort. Nelle mie foto può sembrare che io consideri la natura in modo poetico, ma sono anche attratta dagli aspetti violenti, nostalgici, potenti e grezzi di questo pianeta e degli esseri umani.
Siamo costantemente bombardati da concetti di successo, miglioramento e realizzazione. Ma anche lo struggimento e il dubbio sono parti inerenti di noi, e non voglio fingere che non esistano. Esistono. Quindi penso che ciò che voglio mostrare nel mio lavoro sia l’effimero, l’incerto e quanto siamo vulnerabili.
Uso la pellicola analogica come modo per trasmettere tutto questo perché c’è qualcosa di molto intimo nello scattare in analogico. Mi sento più tranquilla, più ricettiva verso le emozioni e le sensazioni che mi circondano. Sono più riflessiva su cosa scatto e su come scatto le foto. E c’è anche qualcosa di affascinante nel non poter vedere subito i risultati. C’è il piacere di ritirare le foto sviluppate in laboratorio: ci sono sempre tesori inaspettati e misteriosi “incidenti”.
Uso la mia immaginazione — la mia capacità di sognare — per esplorare liberamente e mettere in discussione il modo in cui l’io vive il mondo. Ed è questo che spero di dare agli spettatori: l’opportunità di interpretare in base ai propri sentimenti, emozioni ed esperienze. In questo modo, le foto non appartengono a me, ma agli spettatori stessi”.
– Sarah Blard
NOTA DEL LAB
Sarah di solito richiede che le sue opere siano scansionate in TIFF, poiché l’obiettivo è quello di essere stampate ed esposte in galleria, specialmente in grandi formati. I file TIFF hanno una migliore resa della grana, soprattutto per gli ingrandimenti, e la grana gioca senza dubbio un ruolo fondamentale nel lavoro di Sarah. Poiché le informazioni sulla grana non sono compresse, quando vengono ingrandite siamo in grado di vederle in tutte le loro sfumature. Lo scanner è sempre il Noritsu HS-1800, che permette un controllo più ampio sulla tavolozza dei colori e specialmente sulla gamma dinamica nelle aree nere; possiamo regolare il contrasto e la densità di luci e ombre separatamente, il che, nelle scene un po’ astratte, può aiutare l’artista a decidere come vuole che il file sia rifinito in seguito.




