Few Frames con Noemi Jariod

CAMBIARE PELLE

Questo è forse uno dei progetti più longevi che abbiamo visto passare dal laboratorio; Noemi Jariod ha iniziato il progetto come un piccolo incarico che si è trasformato rapidamente in qualcosa di più importante per lei. Ci siamo conosciuti molti anni fa attraverso la fotografia editoriale e, nel corso del tempo, abbiamo visto il suo lavoro cambiare, evolversi e maturare. Possiamo dire che è un vero piacere vedere progetti svilupparsi in questo modo, quando la fotografia viene usata per ritrarre cambiamenti che spesso avvengono più velocemente di quanto vorremmo.

La fotografia è spesso intrecciata con l’arte, anche se è ancora una “neonata” nel mondo artistico se paragonata alla scultura o alla pittura; la maggior parte dei fotografi condivide background estetici con gli artisti o ha un legame con le scuole d’arte. Con gli anni, e man mano che ci addentriamo nelle acque profonde della vita professionale, è facile dimenticare l’ambiente che le nostre scuole ci hanno offerto. 79 metri è un ritorno a quegli anni di scuola, ai dettagli, alle cose che forse davamo per scontate o che non notavamo e che ora, con il cambio di sede, potrebbero andare perdute.

La fotografia analogica aiuta ad aggiungere due dimensioni in questo caso: il processo di creazione dell’immagine simile alla pittura e lo scopo d’archivio. Queste immagini non sono create per evidenziare il presente, ma per creare un ricordo solido per il futuro. Il loro valore oggi è solo una piccola frazione di quello che sarà negli anni a venire. Raccontare la storia della scuola la Massana, sia alle generazioni future che non conosceranno mai l’edificio originale, sia agli artisti nati tra queste mura, che potranno sempre tornare e rivisitare i propri ricordi attraverso questi scatti.

 

 

Nelle sue parole:

Due episodi: il primo, fotografare l’ultimo anno di attività dell’Escola Massana – prima di intraprendere il trasloco e lasciare lo storico edificio. Il secondo, registrare i primi passi nella nuova sede. Questa è stata la motivazione per esplorare la trasformazione di una scuola d’arte e dei suoi abitanti. 79 metri si riferisce alla distanza che esiste tra il vecchio edificio e quello nuovo.


Questo saggio visivo propone una riflessione sul cambiamento interiore ed esteriore che avviene dopo ogni “trasloco”. Lasciare uno spazio dall’aura romantica per spostarsi in un altro inesplorato e asettico implica lasciarsi alle spalle le tracce del vecchio edificio e adattarsi al cambiamento. Le immagini, a volte volti a figura intera o ambienti scolastici, sottolineano la patina del tempo in modi diversi: a volte con ombre, a volte con nebbie, riflessi, texture… Inseguono l’incidenza della luce che, come tutto il resto, si muove e si trasforma.


Questi due episodi in transito dialogano con la poesia di Paul Valéry. “La pelle è l’organo più profondo”, dice il poeta francese, ed è questo paradosso che mobilita e contiene la doppia riflessione sull’atto fotografico: uno che documenta la superficie e l’altro che punta alla complessità di rendere visibile (rappresentare) il volto nascosto dell’immagine. Le foto che compongono questa serie sono specchi di un interno e di un esterno: appaiono, si muovono e sfuggono. 79 metri parla di superfici profonde.

– Noemi Jariod

NOTA DEL LAB

Il lavoro di Noemi è sempre stato scansionato con il Frontier SP-3000, all’inizio per i toni della pelle e i colori vivaci che offriva sui ritratti, ma in questo caso, soprattutto per l’alto contrasto che fornisce naturalmente. In questo lavoro particolare, dato che si occupa di volumi e texture differenti, le ombre marcate aiutano a enfatizzare questi tratti. La palette cromatica decisa che lo scanner Fuji può produrre aiuta a dirigere il focus dell’immagine sul colore e sulla forma, favorendo la sensazione di astrazione e creando un’immagine più pittorica.

 

Parte 1

 

Parte 2

 

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